Gualtieri è il miracoloso frutto dell’incontro fra ingegneria idraulica e visione urbanistica manierista. Nel Cinquecento il grande architetto ferrarese Giovan Battista Aleotti ridisegnò il borgo, creando la Piazza Bentivoglio: un perfetto quadrato di 100 × 100 m, racchiuso da 72 arcate e dominato dal Palazzo Bentivoglio, residenza ducale che ospita ora la Fondazione Museo Antonio Ligabue. Entrare in piazza è come varcare la soglia di un gigantesco cortile teatrale: il tufo giallo dei palazzi riflette la luce estiva, le ombre dei portici offrono sollievo, e il campanile dell’orologio scandisce un tempo antico. Il Po scorre a poche decine di metri, protetto da un argine che i gualtieresi chiamano “il muro”: da lì si ammirano tramonti infuocati sulle golene, specchi d’acqua che cambiarono la vita dell’artista Antonio Ligabue quando, nel 1919, venne affidato a una famiglia del luogo. Oggi i suoi autoritratti inquieti e gli animali selvatici dai colori acidi campeggiano nelle sale del palazzo, raccontando la durezza e la poesia della Bassa. Nei fine settimana estivi la piazza diventa palcoscenico di concerti jazz, mercati dei produttori contadini e degustazioni di tortelli di zucca fumanti. D’autunno, la manifestazione “Piante e Animali Perduti” riempie vicoli e cortili di sementi antiche, frutti dimenticati, cucurbite ornamentali: un viaggio nella biodiversità che rende Gualtieri capitale culturale dell’agricoltura di pianura.